VALTROMPIA – “Operazione Centauro”, 24 arresti per droga sull’asse calabrese

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Ventiquattro arresti, sette assoluzioni e pene di custodia cautelare e multe per traffico illecito di sostanze stupefacenti tra la Calabria e la Valtrompia.

E’ l’esito della sentenza pronunciata ieri dal collegio della seconda sezione penale del Tribunale di Brescia dopo l’indagine condotta dal pm Paolo Savio e conclusa due anni fa dai carabinieri di Gardone.

Nella rete degli inquirenti sono finiti soprattutto alcuni cittadini di Lumezzane vicini alle cosche calabresi, responsabili di un giro di cocaina tra la regione meridionale e i capoluoghi del nord Italia.

Le prove di reato sono state presentate dal sostituto procuratore tra intercettazioni telefoniche e riscontri vari che hanno individuato un traffico di cocaina con la Valtrompia e, in particolare, con alcuni abitanti valgobbini. Secondo il pm e verificato dai fatti, ogni mese arrivavano in valle direttamente dalla Calabria dieci chili di stupefacente che gli affiliati alle cosche distribuivano tra loro o vendevano.

Nell'”operazione Centauro”, come è stata chiamata dai carabinieri di Gardone che hanno condotto le indagini dal 2006, faceva parte anche Domenico Mammoliti, un esponente della famiglia Strangio, protagonista della strage tedesca tra cosche a Duisburg nell’estate di quattro anni fa. Lo stesso imputato (è stato provato dalle intercettazioni) è salito una volta a Lumezzane per portare un carico di cocaina prima di finire agli arresti proprio per l’omicidio in Germania.

Un altro personaggio di spicco secondo la procura è Giuseppe Romeo, condannato a 17 anni, 6 mesi e al pagamento di oltre 80mila euro di multa e conosciuto dalle forze dell’ordine già dal 1994 quando venne arrestato a Brescia nell’operazione “Notte dei fiori di San Vito” contro l’infiltrazione della ‘ndrangheta in alcuni affari del nord.

Il processo, durato pochi mesi dopo la chiusura delle indagini il 20 gennaio 2009 con oltre trenta persone davanti alla sbarra, ha dimostrato che la cocaina veniva portata in Valtrompia in tutti le soluzioni possibili, anche nell’apparato produttivo di alcune mucche trasportate sui camion.

L’inchiesta, come detto, era partita nel febbraio 2006 quando i carabinieri di Gardone avevano indagato su alcuni colpi d’arma da fuoco contro una vetrina di onoranze funebri di Villa Carcina. Poi si scoprì che l’attacco era stato intentato per un debito di droga non pagato. (fonte: Bresciaoggi del 29 gennaio).