Conosciamo il significato delle ricorrenze?

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Capodanno, come il Natale, è festività solstiziale, legata alla rinascita del sole, al Sol Invictus che ha sconfitto le tenebre.

I giorni cominciano ad allungarsi: è iniziato un nuovo ciclo vitale e l’Epifania è il segno che gli uomini ne percepiscono l’evidenza..

L’Epifania significa manifestazione. Manifestazione della divinità, del principio, nella Natura che prepara il risveglio primaverile e non a caso la sua degenerazione simbolica, la Befana, è personaggio femminile, ricettivo, intrinsecamente legato alla procreazione, come la Dea Madre, la Terra, inseminata dal Cielo e quindi, come si legge in molte tradizioni antiche, matrice della vita.

Epifania, Pifania, Bifania, Befana. Questa trasformazione, non solo linguistica, è la conseguenza di un processo che ha relegato sullo sfondo, tra le superstizioni, i culti pagani alla Dea Madre, nelle sue varie forme, e ha rivestito antiche divinità di panni equivoci, stregoneschi, nel migliore dei casi folcloristici.

Così, il sei gennaio, volando su una scopa, Epifania, la Befana, entra nei camini e lascia nella calza appesa i doni per i bambini buoni. A quelli cattivi lascia carbone (il nero, la fuliggine, l’oscuro: l’aspetto diabolico della realtà, il male).

I nostri sogni infantili ad occhi aperti sono pieni di figure magiche e fatate, la cui cura principale è quella di gratificarci o di punirci in ragione dei nostri comportamenti. Santa Lucia, se siamo stati buoni ci porta i regali desiderati, altrimenti con il suo asinello evita la nostra casa. Babbo Natale, con il suo carro trainato dalle renne fatate, va di tetto in tetto e si ferma solamente laddove dormono bambini buoni. Così anche la Befana, vecchia e brutta, trasformata da dea protettrice e benefica in vecchia strega dai poteri ambigui, non amata per i doni che porta; solo odiata per l’eventuale carbone.

In ogni caso temuta ed esorcizzata, pronta al rogo (la vecchia che si brucia a mezza Quaresima).

Brutta la Befana pare non lo fosse proprio, visto che la si identifica con una divinità germanica, la bella Dea Frau Holle, che aiutava gli uomini, rendeva fertile la terra, portava doni dai camini e si infastidiva se nelle case visitate trovava disordine.

In Valcamonica una vecchietta benefica, la Mandola, aiutata da alcuni folletti, spargeva una polverina magica sui prati e nei boschi aiutando così la nascita dei funghi porcini. La tradizione delle divinità femminili benefiche, nel bresciano annovera anche le Bonae Res, che durante la notte chiedevano ospitalità e cibo nelle case dei contadini e portavano, in ragione del come venivano ricevute, la buona o la cattiva sorte. Così anche le Matronae Junones, venerate a Brescia e tutrici, insieme al Silvano, di luoghi particolari e della gente semplice e alle quali corrispondono le Matres celtiche, che prendono di volta in volta il nome dei luoghi dove sono venerate e spesso appaiono in triplice aspetto come potenziamento dell’unica Dea Madre, amministratrice della morte e della vita.

Epifania, nella tradizione cristiana, è il giorno del riconoscimento del dio manifestato, fattosi carne, da parte dei semplici e dei re: i Re Magi (Magus, sacerdote mazdeo), che portano oro (simbolo della regalità), incenso (simbolo del soprannaturale) e mirra (simbolo del potere taumaturgico).

I bresciani, ai Magi e alla cometa che li guida, hanno dedicato le “Stelle”, filastrocche cantate e suonate con vari strumenti, soprattutto nelle nostre valli. Una tradizione che sarebbe bene riprendere.