Fondirigenti in Aib. Scuola e impresa per un percorso comune.

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La costruzione di un percorso in grado di avvicinare scuola e impresa in Italia è ormai un’esigenza non più derogabile. Di come realizzare questo percorso, analizzando la situazione dell’universo scolastico e formativo del paese con i suoi punti di forza e le sue criticità e avanzando nuove proposte, si è parlato in Associazione Industriale Bresciana durante il seminario “L’impresa nella Scuola: la sfida dell’innovazione”, promosso da Fondirigenti al quale sono intervenuti imprenditori ed esperti.

“Per l’anno appena conclusosi l’Ocse ha previsto 57 milioni di disoccupati, con un tasso che si avvicina al 10% – ha sottolineato il vicepresidente di AIB per l’Education Franco Gussalli Beretta -. In aggiunta, la quota di giovani italiani che non sono né occupati, né studenti, né in formazione è la più alta dell’area Ocse e in progressivo aumento dal 2002. Risulta quindi estremamente importante l’orientamento dei giovani, verso quei percorsi formativi capaci di garantire la preparazione richiesta dal mondo del lavoro e che li faciliti quindi nella ricerca di un’occupazione. Le imprese riscontrano spesso una difficoltà a ricoprire determinati posti di lavoro e rilevano un notevole gap tra domanda e offerta di diplomati tecnici e professionali. Solo nel 2009 a Brescia abbiamo assistito a un’inversione di tendenza: dopo 10 anni le iscrizioni all’istruzione tecnica hanno infatti superato di un punto e mezzo quelle ai licei”.

Riguardo alla formazione tecnica, Beretta ha poi commentato positivamente l’introduzione a opera della riforma Gelmini del Comitato tecnico scientifico, uno strumento che “ha creato grandi aspettative nell’impresa, che da molto tempo cerca di intensificare i rapporti col mondo dell’istruzione”.

Un giudizio condiviso in pieno anche da Alberto Barcella, presidente della commissione Scuola e Formazione di Confindustria, che ha passato in rassegna diversi aspetti positivi della recente riforma che ha coinvolto gli istituti tecnici, tra i quali si possono ricordare, ad esempio, il carattere bipartisan della riforma stessa, la riduzione degli indirizzi da 39 a 11 senza penalizzare la ricchezza dell’offerta formativa, la maggiore presenza di scienza, tecnologia e ore di laboratorio, nonché una rafforzata possibilità di effettuare stage e di alternare scuola e lavoro.

Barcella non ha mancato però di segnalare i problemi ancora aperti, a cominciare dalle carenze nell’orientamento dei giovani, dalle esigenze di formazione in servizio per i docenti e dalla necessità di fornire agli studenti laboratori scientifici “degni di questo nome”.