A Villa Glisenti si è discusso della ripresa in Valtrompia. Esperti a confronto

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A che punto è la ripresa in valle? O forse è meglio dire, quanto durerà ancora la crisi economica? Se lo sono chiesti in tanti tra artigiani, imprenditori e lavoratori dipendenti che la sera di mercoledì 15 dicembre, hanno riempito la sala conferenze della Villa Glisenti a Villa Carcina, per un convegno sul tema promosso dall’associazione culturale “Unidea” con la Confartigianato, Comunità montana della Valtrompia e il nostro giornale. Esperti di economia, lavoro, finanza, università, Aib, settore immobiliare e del sindacato bresciano si sono confrontati in una tavola rotonda, moderata dal giornalista Egidio Bonomi, per fare il punto della situazione sulla crisi del manifatturiero che ha risentito di più dalla congiura.

Prima di tutto, alcuni numeri: in valle sono quasi 2300 le imprese che danno lavoro a 34mila dipendenti nel campo del ferro e dei metalli insieme alla specialità delle armi. Ma nel 2009, secondo i dati l’inizio della crisi produttiva, il fatturato medio è calato del 25% rispetto al 2008: in sostanza, meno reddito alle imprese e quindi ai lavoratori, pochi debiti da contrarre per evitare il rischio, ma anche più resistenza delle grandi aziende bresciane rispetto a quelle piccole trumpline grazie ai costi minori degli impianti e al valore aggiunto.

Il nostro direttore al convegno

Tra gli artigiani, infatti, serpeggia ancora la preoccupazione. E sul banco degli imputati sono finiti l’eccessivo costo del lavoro, il mancato credito delle banche alle aziende, la speculazione sulle materie prime, la potenza dell’euro sul dollaro e l’incognita Cina. Questi temi sono stati affrontati con tanto di numeri e grafici dal prof. Claudio Teodori, preside di Economia all’università degli studi di Brescia e da Fabio Gradaschi, responsabile dell’Aib. Il 30% delle aziende in provincia sono, però, artigiane e, secondo il segretario generale della Confartigianato di Brescia Carlo Piccinato, è difficile oggi lavorare in valle tra poche politiche territoriali, carenti riforme fiscali e scarse infrastrutture (vedi l’autostrada della Valtrompia attesa da 50 anni!).

Quali sono, allora, le prospettive future? Secondo Gradaschi dell’Aib, la produzione e l’occupazione non si muoveranno e lancia un messaggio: la crisi non è finita con l’uscita dalla recessione. E non se la passa bene neanche il “mattone”, visti ancora i tanti cartelli di affittasi e vendesi in giro per la valle.

Secondo Fabio Rizzinelli, del Collegio dei costruttori edili di Brescia e provincia, il settore non si riprenderà facilmente: dalle 5mila imprese del 2008 sono diventate poco più di 4mila e i 20mila lavoratori impiegati si sono ridotti a 14mila. Chi ci rimette, quindi, sono soprattutto i dipendenti in cassa integrazione: un segnale negativo per l’ex sindacalista della Cisl di Brescia Renato Zaltieri, che ha parlato di pochi ammortizzatori sociali, scarsa formazione e incontro tra domanda e offerta, chiedendo che i lavoratori possano essere più coinvolti nei processi produttivi.

 La finanza è una delle responsabili della crisi partita oltreoceano, ma la Bcc della Valtrompia ha ricordato le iniziative proposte sul territorio per i comuni e le associazioni locali. Insomma, quando Egidio Bonomi ha concluso il proprio pezzo sul nostro giornale dicendo che dopo questo convegno avremmo saputo qualcosa di più, c’è perplessità e una sola certezza: poca fiducia e crisi ancora dominante.

Fino a quando? Nel 2019 dicono i dati dell’Aib, nel 2014 spera con ottimismo la Confartigianato.