SAREZZO – Arte e carità: un aiuto per il nostro futuro

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Nella fisica esiste una regola: nulla si crea nulla si distrugge. L’energia dell’universo si può trasformare ma non annientare. Le stelle emettono energia che nasce da esplosioni nucleari e appare sotto forma di calore e luce. Energia che in parte può essere riutilizzata dall’uomo e in parte no (l’energia prodotta dal motore della moto, attraverso il petrolio, è in parte trasformato in elettricità e in parte in calore; alla fine è comunque un consumo finalizzato al benessere dell’animale uomo). L’uomo assorbe, mangia energia dalla terra, dai vegetali e dagli animali e la restituisce sotto forme diverse: calore e movimento… La stessa regola, volendo, si può applicare alle relazioni umane, alle società. L’energia (che può essere vista come ricchezza e benessere) che una comunità utilizza viene da qualche parte del mondo, da qualche altra comunità. Una comunità opulenta crea una comunità povera da qualche altra parte del globo. Tutto questo ragionamento, abbastanza semplicistico e non necessariamente condivisibile, per cercare di spiegare il motivo, non solo morale e al di la delle profonde motivazioni personali, per il quale un nutrito gruppo di volontari si impegna nell’aiuto a popolazioni povere. Sono loro le molecole operative, i neuroni previdenti del cervello globale, coloro che portano in grembo un’alba di speranza e che cercano di dare un futuro all’Uomo restituendo e riequilibrando l’energia che la società ricca ha sottratto alle popolazioni più deboli.

Una delle associazioni più attive è l’Operazione Mato Grosso. Nata nel ’67 dall’idea di un valtellinese che dai boschi dei suoi monti passa al don Bosco della sua vita facendosi salesiano e poi ai boschi (rari) delle Ande. Nel ’79 nasce la a prima scuola di falegnameria, intaglio e scultura. A sostegno del lavoro dei falegnami andini e dell’Operazione Mato Grosso è nata in Italia l’Associazione Don Bosco 3A onlus. Il perché del ‘3A’ ce lo spiega Enzo, uno dei fondatori dell’Associazione, che troviamo al lavoro nel magazzino a Sarezzo: per ricordare tre volontari morti Anna, Attilio (per il quale è in essere la causa di beatificazione) e Alessandro. Enzo ci spiega anche che l’Associazione è nata a Sarezzo nel ’76 e organizzò la prima mostra di mobili andini nel ’90 a Lumezzane. Mobili che ormai tutti conosciamo, belli, affascinanti, molto ben fatti, con incastri, senza viti. D’altra parte i ragazzi andini sono già di loro abili a maneggiare gli attrezzi per lavorare il legno e, dopo i cinque anni di scuola, diventano dei maestri sopraffini nell’arte della falegnameria.

Per la festività natalizie la Don Bosco 3A ha organizzato oltre alla ormai tradizionale esposizione di mobili anche una mostra di presepi provenienti da tutto il mondo. I presepi appartengono a una più vasta collezione privata ed esprimono, nelle fattezze dei personaggi e nella scenografia, lo stupore di fronte al mistero della vita e della natura.

La mostra ‘Arte e Carità’ è aperta in via Repubblica a Sarezzo dall’8 Dicembre al 9 Gennaio con i seguenti orari: Venerdì dalle 18 alle 21: Sabato dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 21; Festivi dalle 15 alle 21. Il giorno di Natale e dell’ultimo la mostra resterà chiusa. Il ricavato dell’iniziativa sarà finalizzato alla realizzazione di un nuovo ospedale a Escoma a 160 chilometri da La Paz, sull’altipiano boliviano a 3900 mt di altitudine, progetto che stanno portando avanti Domenico e Barbara Causetti di Zanano, una coppia di volontari dell’Operazione Mato Grosso, che, con i loro 5 figli, vive da 5 anni ad Escoma, e che a gennaio partiranno nuovamente per la Bolivia accompagnati dai nostri auguri e dalle speranze di chi nascerà domani.