La vergognosa Italia della comunicazione

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Premetto che in Italia non godiamo di una grande fortuna nel campo dell’innovazione e della comunicazione: nonostante possa sembrare che la rivoluzione tecnologica degli ultimi anni nel campo dei dispositivi mobili abbia investito anche il nostro paese, in realtà le cose stanno molto diversamente. Oltre al fatto sostanziale che esiste ancora un “digital divide” pesante e vergognoso (l’Italia non è completamente coperta dalla connessione ad internet veloce, un dato sconvolgente nel 2010 per un paese che ha la pretesa di partecipare al G8), l’Italia è ancora costellata da compagnie telefoniche vecchie, con proposte di navigazione in internet obsolete e strategie sorpassatissime.

Il problema tecnologico fondamentale dell’Italia, a mio avviso, è l’ottusità dei gestori telefonici (fissi e mobili, per privati e per aziende), di coloro che dovrebbero essere il motore dell’innovazione ed invece sembrano volerci relegare ad uno stato di assoluta dipendenza e subalternità.

Queste compagnie non cercano di concorrere per rubarsi i clienti a colpi di buone tariffe e abbonamenti convenienti, ma si mettono d’accordo, come fossero sette, per produrre una scelta pressoché identica di tariffe e costi, strategia volta a monopolizzare il cliente e a conservare lo status quo. E ora vi è un’aspra guerra sul traffico di dati internet, in cui le compagnie si stanno sfidando a colpi di tariffe uguali e poco convenienti.

Unica parte che ci perde: i consumatori, ovviamente.

Provate a dare un’occhiata sui siti delle varie compagnie telefoniche: TIM, Vodafone, Wind e Tre. Provate a cercare una tariffa senza sorprese, un “tutto compreso”: non esiste. Tutte le proposte dei gestori italiani hanno come fine ultimo quello di far pagare l’optional, il superamento delle soglie sapientemente stabilite da esperti di consumo.

In tutta questa atmosfera di “magna magna”, l’Italia si trova ad essere il fanalino di coda per la fruizione di prodotti tecnologici avanzati e non riesce a liberarsi dal giogo dei gestori succhiasoldi: la rete senza fili in Italia ha costi altissimi, e quindi improponibili per grandi aziende ed enti statali.

E pensare che se la rete fosse più accessibile, sarebbe possibile consultare guide, documenti ed agende in qualsiasi luogo, essere sempre raggiungibili da una moltitudine di vie di comunicazione, telefonare gratis a chiunque in qualsiasi parte del mondo. Fantascienza? Beh, in altri paesi del mondo abbiamo già esperimenti che hanno reso questa fantascienza consuetudine quotidiana.

Skype è un servizio di telefonia via internet che conta più di 500 milioni di iscritti: in Italia esiste, ma lo stato della copertura di internet senza fili lo rende un servizio a metà, utilizzabile da computer fissi, ad esempio, ma difficilmente dai cellulari. Nel resto del mondo, usare un cellulare con Skype è prassi. Google si sta lanciando nello stesso business, con Google Talk, e lo stesso sta facendo Apple con FaceTime, che permette di chiamare persone da un iPhone o anche da un lettore musicale iPod ad un altro in maniera del tutto gratuita. Tutto il mondo sta investendo in queste forme di comunicazione nuove e veloci, e l’Italia resta a guardare, con i primi timidi e costosissimi tentativi da parte di pionieri particolarmente audaci e facoltosi. Eppure queste tecnologie nascono proprio per estendere a chiunque, facoltoso o meno, la possibilità di comunicare. Le vecchie compagnie telefoniche, quelle che ci sono in Italia e in pochi altri paesi, quelle che non si rinnovano, quelle che mantengono le cose come sono e non investono in innovazione (quella vera), sono MORTE, sono cadaveri che camminano, ma sembra che prima di darsi pace per l’eternità abbiano intenzione di attingere fino all’ultimo centesimo dalle tasche degli utenti, mentre il mondo tecnologizzato guarda con disgusto e prende le distanze da queste realtà che, speriamo, possano essere sostituite da nuovi pensatori e nuove leve. L’Italia ne ha bisogno ora più che mai.