ASVT: prepara il trasloco ma non dimentica i problemi

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di Luc della Rocca

Il tema dell’acqua è finito da tempo al centro di molti dibattiti, l’acqua non è un bene comune? Un diritto universale ed essenziale? Perché dobbiamo trasformarla in un bene economico o meglio in una “merce”? Perché dobbiamo affidarla a multinazionali o imprese private, che hanno come unico imperativo una gestione profittevole, per un servizio pubblico? Queste sono le perplessità di migliaia di cittadini. Se si va a sopprimere un organo di controllo di notevole importanza per la gestione completa del sistema idrico, come l’AATO, imponendo agli enti pubblici di non essere presenti in forma maggioritaria nella società, siamo sicuri che l’acqua arrivi a casa nostra in quantità sufficiente, a una qualità superiore e a prezzo conveniente? Il Presidente dell’Azienda di Valle, Diego Toscani, alla nostra domanda “acqua pubblica o privata?” risponde: “Il problema non sta nel quesito acqua pubblica o privata, ma nell’individuare una strada che porti a una visione d’insieme dei bacini idrici, a una perequazione delle tariffe all’interno di un bacino e alla possibilità per gli Ato di continuare nei loro investimenti per la Comunità”. Ci ricorda inoltre che l’ATO di Brescia è uno dei pochissimi ATO partiti in Italia e tuttora operativo in collaborazione con i gestori a2a (Brescia e bassa Bresciana), ASVT (ValleTrompia), GARDA 1 (Lago di Garda) e AOB2 (Brescia-Ovest), che presentano i loro progetti di investimento finalizzati a garantire un servizio di qualità al cittadino. Già l’Antitrust, all’indomani dell’approvazione del decreto Ronchi, sottolineava che si trattava di un buon provvedimento evidenziando però che il nodo fondamentale è chiarire chi sarà l’autorità che dovrà verificare e stabilire gli standard di qualità minimi essenziali e che vigilerà sulle tariffe. “Ora, laddove un’autorità c’è ed opera bene” dice Toscani “non si capisce perché debba essere soppressa. Tra l’altro l’ATO è un organo ad altissima rappresentatività, in quanto raggruppa tutti i sindaci delle comunità in esso comprese, che in questo modo possono vigilare sull’operato dei gestori, porre i paletti necessari in termini di qualità del servizio e di livello delle tariffe” «L’acqua è un bene di tutti» è uno slogan troppo facile perché in tanti possano resistere alla tentazione di cavalcarlo. “Ma è bene ricordare” dice il Presidente Toscani “che non si governa con gli slogan, e nemmeno si fa opposizione. Problemi complessi portano con se soluzioni complesse e semplificare troppo può forse servire a prendere voti ma non a risolvere i problemi”. Anzitutto due precisazioni: viene data la possibilità di cedere a operatori privati la gestione degli acquedotti, delle fognature e della depurazione, ma si conferma la natura pubblica del bene acqua; di contro si propone l’affidamento a terzi con gara della gestione. Se la norma non cambierà (o verrà abrogata dal referendum che da più parti viene proposto) dipenderà da come saranno fatte le gare, se sarà data priorità a investimenti, manutenzione e qualità del servizio anziché privilegiare le lobby delle multiutilities. Ancora una volta quindi il tema non è acqua pubblica o privata. “Io direi piuttosto: qual è la soluzione migliore per gestire l’acqua, accertato che essa è un bene pubblico? Penso sia evidente a tutti la necessità di una gestione sovra ordinata di questo bene che vada al di là degli interessi del singolo comune”. “Esistono ottimi esempi e pessimi esempi di gestione sia da parte di aziende pubbliche che private” conclude Toscani “quindi non esiste una soluzione migliore in assoluto. L’esperienza di ASVT dimostra come ci siano strade in grado di compenetrare l’interesse pubblico e l’efficienza al fine di offrire un servizio basato sui tre cardini che non mi stancherò mai di ricordare: qualità, continuità, economicità”.