LUMEZZANE – Un nuovo modello imprenditoriale orientato al futuro

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di fabio Zizzo

Idrogenet è una società fondata nel 2004 da Paride Saleri, alla quale si sono aggiunti altri dieci imprenditori valgobbini. L’idea innovativa vuole contrastare la crisi economica e trovare nuove soluzioni per inserirsi in un settore diverso da quello tradizionale (rubinetti, valvole…) apparso ormai da diversi anni fermo. Si è partiti con gli incontri per discutere di fonti rinnovabili e geotermia, poi lezioni e conferenze con docenti universitari e personale in grado di dare dritte per costruire nuovi progetti e, infine, l’entrata nel settore biomedicale. La nuova creazione è un guanto di riabilitazione della mano conosciuto come «Gloreha», dove sono sintetizzate novità e ricerca scientifica, condotte anche con lo studio dell’idrogeno (ecco perché il nome del gruppo). Le armi della società, però, sono soprattutto l’idea e il superamento di quel modello padre-madre-figlio che da circa un secolo e mezzo contraddistingue l’impresa lumezzanese. Le menti e le strutture coinvolte nel progetto sono Sergio Albertini e Rodolfo Faglia docenti di economia e ingegneria all’Università degli studi di Brescia, la dr.ssa Chiara Mulè, medico fisiatra della clinica «Habilita» di Sarnico e Carlo Seneci, presidente attuale di una società che vede nel consiglio d’amministrazione Andrea Berna, Serafino Cropelli, Carlo Lena e Ignazio Mario. Alcuni rappresentanti delle undici imprese: la Berna Ernesto, Bonomi Eugenio, Gagitì, Greiner, Ilcar, Mario Fernando, Omb Saleri, Omp-Tea, Sanicro, Serafino Zani e Urbani. Il macchinario è disponibile in cinque prototipi in attesa di ricevere il riconoscimento di legge. A settembre partirà la sperimentazione sui pazienti in alcune cliniche, mentre nel 2011 entrerà a pieno regime. E la società pensa già al futuro. «Seguiranno altri prodotti per la riabilitazione della mano – dice il presidente Carlo Seneci – ma non è escluso che ci dedichiamo ad altri strumenti sempre del settore biomedicale, perché le idee arrivate in questi anni di ricerca sono davvero molte». Tra queste un progetto pilota da proporre a livello europeo grazie al consorzio che vede la collaborazione dell’università di Brescia.