GARDONE VALTROMPIA. Il punto sul distretto delle armi

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di silvano Danesi

“Stiamo mettendo a punto un progetto sulla tracciabilità delle armi, che consenta di saperne la localizzazione in ogni momento”. Pierangelo Pedersoli, presidente del Consorzio Armaioli, ci risponde dal treno; è in viaggio per Milano, destinazione Regione Lombardia, per uno degli step del lavoro in corso per il distretto armiero lombardo.
Nonostante la crisi il lavoro di innovazione prosegue, in attesa che il mercato riprenda, perché, dice Pedersoli, “il made in  Italy è riconosciuto nel mondo e gli amatori dell’arma sportiva sono rimasti fedeli”.
Il settore, come molti altri, piange. Sui mercati americani, causa l’andamento del dollaro, la frenata era già iniziata prima dell’annus horribilis. Poi il 2009 ha fatto segnare pesantemente il passo, con cadute che vanno dal 20 al 30 per cento del mercato, a seconda dei vari comparti del settore. A risentire meno della crisi è il comparto delle pistole semiautomatiche, ma in generale il settore soffre. Ad aggravare i dolori c’è la normativa, che continua a pesare e che è frutto di un’incomprensione che stenta a finire, ossia alla confusione tra armi da guerra e armi da caccia, che sono un punto di forza del Pil.
Il settanta per cento delle armi sportive (armi lunghe da tiro) è, infatti, prodotto in Italia e di questo settanta per cento il 90% (ossia il 63 per cento del totale) è prodotto nell’area che gravita attorno al polo di eccellenza bresciano o, per meglio dire, valtrumplino.
L’80% della produzione italiana viene esportata, raggiungendo punte del 90% per alcune classi di armi come le repliche ad avancarica e retrocarica.
Nel 2007, ossia prima della crisi, la produzione nel settore sportivo armi lunghe ha fatto registrare la realizzazione di oltre 460.000 pezzi, mentre per le armi corte semiautomatiche circa 140.000. I revolver prodotti sono stati 31.000 e le armi ad avancarica (lunghe e corte ) ben 22.000.
Il settore, compreso l’indotto, ha generato un giro di affari che supera il miliardo di euro.
La filiera delle armi sportive, che a Brescia ha uno dei suoi punti di eccellenza mondiali, è composta da imprese grandi e piccole, molte delle quali hanno una tradizione pluridecennale, quando non centenaria e marchi riconosciuti sui mercati internazionali. Alcuni di questi, come la Beretta, sono passati alla storia e hanno, a loro modo, fatto la storia. Non è un caso, pertanto, che proprio a Brescia ci sia il Banco di Prova Nazionale che certifica un mondo a elevato contenuto tecnologico.
Il comparto artigiano, inoltre, evidenzia al proprio interno un altro punto di eccellenza internazionale: quello  delle incisioni artistiche.
I prodotti della filiera sono riconosciuti a livello internazionale sia per l’elevata qualità dei materiali, sia per quella delle prestazioni tecniche e funzionali e, non ultimo, anche per il design.
Pistole, fucili di ogni tipo, repliche di armi antiche, carabine, sono prodotte da circa 140 imprese, che agiscono in base ai più elevati contenuti tecnologici riferiti al settore e ad una tradizione artistica dell’incisione, della lavorazione del legno e del ferro di altissima qualità. A queste eccellenze si sono aggiunte negli ultimi anni le tecnologie di ultima generazione. Nella rete della subfornitura si sono inserite imprese appartenenti ai settori della plastica-materiali plastici avanzati,   dell’elettronica, dell’ottica di precisione e dell’ICT.
Accanto alla rete di subfornitura principale ne va evidenziata una seconda, non meno importante, appartenente alla produzione di attrezzature, macchine e impianti per la lavorazione ed il controllo di prodotti in acciaio e leghe speciali, fusioni a cera persa e fusioni in MIM. Quello delle armi, in buona sostanza, non è mondo riducibile solo alle armi stesse, ma è mondo complesso, tecnologicamente avanzato, possibile fucina di nuova imprenditorialità.

“Stiamo mettendo a punto un progetto sulla tracciabilità delle armi, che consenta di saperne la localizzazione in ogni momento”. Pierangelo Pedersoli, presidente del Consorzio Armaioli, ci risponde dal treno; è in viaggio per Milano, destinazione Regione Lombardia, per uno degli step del lavoro in corso per il distretto armiero lombardo. Nonostante la crisi il lavoro di innovazione prosegue, in attesa che il mercato riprenda, perché, dice Pedersoli, “il made in  Italy è riconosciuto nel mondo e gli amatori dell’arma sportiva sono rimasti fedeli”. Il settore, come molti altri, piange. Sui mercati americani, causa l’andamento del dollaro, la frenata era già iniziata prima dell’annus horribilis. Poi il 2009 ha fatto segnare pesantemente il passo, con cadute che vanno dal 20 al 30 per cento del mercato, a seconda dei vari comparti del settore. A risentire meno della crisi è il comparto delle pistole semiautomatiche, ma in generale il settore soffre. Ad aggravare i dolori c’è la normativa, che continua a pesare e che è frutto di un’incomprensione che stenta a finire, ossia alla confusione tra armi da guerra e armi da caccia, che sono un punto di forza del Pil. Il settanta per cento delle armi sportive (armi lunghe da tiro) è, infatti, prodotto in Italia e di questo settanta per cento il 90% (ossia il 63 per cento del totale) è prodotto nell’area che gravita attorno al polo di eccellenza bresciano o, per meglio dire, valtrumplino. L’80% della produzione italiana viene esportata, raggiungendo punte del 90% per alcune classi di armi come le repliche ad avancarica e retrocarica.Nel 2007, ossia prima della crisi, la produzione nel settore sportivo armi lunghe ha fatto registrare la realizzazione di oltre 460.000 pezzi, mentre per le armi corte semiautomatiche circa 140.000. I revolver prodotti sono stati 31.000 e le armi ad avancarica (lunghe e corte ) ben 22.000.Il settore, compreso l’indotto, ha generato un giro di affari che supera il miliardo di euro.La filiera delle armi sportive, che a Brescia ha uno dei suoi punti di eccellenza mondiali, è composta da imprese grandi e piccole, molte delle quali hanno una tradizione pluridecennale, quando non centenaria e marchi riconosciuti sui mercati internazionali. Alcuni di questi, come la Beretta, sono passati alla storia e hanno, a loro modo, fatto la storia. Non è un caso, pertanto, che proprio a Brescia ci sia il Banco di Prova Nazionale che certifica un mondo a elevato contenuto tecnologico.Il comparto artigiano, inoltre, evidenzia al proprio interno un altro punto di eccellenza internazionale: quello  delle incisioni artistiche. I prodotti della filiera sono riconosciuti a livello internazionale sia per l’elevata qualità dei materiali, sia per quella delle prestazioni tecniche e funzionali e, non ultimo, anche per il design. Pistole, fucili di ogni tipo, repliche di armi antiche, carabine, sono prodotte da circa 140 imprese, che agiscono in base ai più elevati contenuti tecnologici riferiti al settore e ad una tradizione artistica dell’incisione, della lavorazione del legno e del ferro di altissima qualità. A queste eccellenze si sono aggiunte negli ultimi anni le tecnologie di ultima generazione. Nella rete della subfornitura si sono inserite imprese appartenenti ai settori della plastica-materiali plastici avanzati,   dell’elettronica, dell’ottica di precisione e dell’ICT. Accanto alla rete di subfornitura principale ne va evidenziata una seconda, non meno importante, appartenente alla produzione di attrezzature, macchine e impianti per la lavorazione ed il controllo di prodotti in acciaio e leghe speciali, fusioni a cera persa e fusioni in MIM. Quello delle armi, in buona sostanza, non è mondo riducibile solo alle armi stesse, ma è mondo complesso, tecnologicamente avanzato, possibile fucina di nuova imprenditorialità.