BOVEZZO. Protezione civile: “Disaster’s 2010”

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il Dogui

Era il 20 marzo, un sabato, il giorno in cui si è svolta, all’interno del parco urbano di Bovezzo, un’esercitazione dimostrativa della Protezione Civile denominata “Disater’s 2010”. Rappresentanti di tutte le Forze dell’Ordine, Associazioni, Gruppi di Volontariato e alunni delle scuole elementari e medie si sono incontrati per dar vita ad una serie di eventi simulati, allestiti in vari punti del territorio comunale. Lo scopo di queste manifestazioni è quello di istruire e fornire linee guida di comportamento in occasione di esondazioni, incendi, terremoti, frane, incidenti stradali. Capofila dell’iniziativa l’Assessorato alla  Protezione Civile di Bovezzo e il gruppo di Volontari che conta 25 militi, professionalmente preparati, impegnati recentemente anche in Abruzzo e sempre alla ricerca di nuovi associati per condividere la soddisfazione di rendersi utili al prossimo. o più prosaicamente per dare un contributo materiale.
L’atto conclusivo e spettacolare si è svolto all’interno del “Parco 2 Aprile” con l’arrivo dell’elicottero che ha eseguito una serie di manovre per caricare l’acqua e distribuirla sull’area del presunto incendio. Tutto bene dunque? Non proprio! Il luogo scelto per concentrare spettatori occasionali, mezzi in manovra, tribune colme di ragazzi, case, alberi d’alto fusto e altri ostacoli naturali e artificiali, ci è parso poco opportuno. Va bene che  “questi” pilotano  l’elicottero come io guido lo scooter tutti i giorni per andare all’edicola; ma anche a Ramstein, i “nostri” della Pattuglia Tricolore, non erano forse i migliori?
Per scaramanzia (perché se lo pensi poi non succede) immagino che un pezzo di lamiera, nascosto nell’erba o staccato da un gazebo, venga risucchiato dalle pale: un enorme botto e la macchina cade a terra da pochi metri come un enorme sacco di patate….. solo danni materiali! Nella realtà tutto è filato liscio ma per la verità alcuni spettatori si sono prudentemente allontanati dal luogo delle manovre. Eccesso di prudenza, o forse io e altre persone siamo rimasti gli ultimi “selvaggi” che rimangono impauriti e turbati dalle diavolerie dell’uomo bianco. In futuro ci auguriamo che venga individuato un luogo diverso, un grande piazzale o un prato aperto, dove da una parte ci sono le tribune, e sul lato opposto si svolgono le operazioni in completa sicurezza.