MONDIALI DI CALCIO. L’Italia del pallone è andata “nel pallone”

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Parliamoci chiaro. E’ meglio sia andata nel pallone l’Italia del pallone piuttosto che sia andata nel pallone la nostra economia. Non ci siamo lontanissimi, ma ancora resistiamo, e meglio di tante blasonate “nazionali dell’economia” di questa vecchia Europa. Non sono un esperto e non ho mai praticato il calcio. In giovantù sono stato un buon velocista, specialista della seconda frazione in staffetta 4×4 (sui 122 mt. il mio rapporto peso/potenza era ottimale, diceva Bruno Lorenzini, il mio coach, per quella distanza). Ma su questi mondiali dicono la loro vecchi marpioni della tv, scosciate subrettine di primo pelo, azzimati intellettuali che tentano improbabili analisi sociopsicologiche sul 4-4-3 e, allora, mi sento autorizzato a dire la mia. Questi ragazzotti in mutandoni e maglietta azzurra, diciamolo, non erano eroi prima e non sono una vergogna adesso. Il commento più condivisibile l’ho sentito ad una trasmissione radiofonica in cui un radioascoltatore, equilibratissimo, li ha definiti solo…” un po’ più scarsi dei loro predecessori che avevano vinto lo scorso mondiale”. Punto. Non è morto nessuno. Semmai loro, i giovanotti in mutandoni a maglietta azzurra, perderanno qualche vagonata di euro di premi mancati. Pazienza. D’altra parte, non sono certo quelli a mancargli.

Quello che mi fa più specie, mi fa specie sempre quando sento queste frasi, sono “quelli  che…si assumono le loro responsabilità”.

“Oh yeeehhhh………” (per dirla con una canzone di Jannacci).

Ma cosa c’è da assumere se manco si lascia la poltrona che si occupa?

Solo Lippi lo farà, ma l’avrebbe fatto comunque.

Quella faccia d’Abete del presidente federale il quale, anziché tentare la via del rinnovamento totale dopo calciopoli e il primo abbandono di Lippi e dopo la delusione di Donadoni, ha richiamato Lippi per questo mondiale, ha preferito assumersi le proprie responsabilità rimanendo ben ancorato al suo posto di comando.

Nelle aziende private, quelle serie, quando il comandante perde, si assume le responsabilità lasciando libero il posto. Vabbè, siamo in Italia e questo accade, per la verità, assai raramente anche nelle aziende private (di quelle pubbliche manco ne parliamo).

Almeno sarebbe stato un bel gesto. Certo, se dai le dimissioni corri il rischio che qualcuno le accolga.

Il nostro Egidio Bonomi commenterebbe con “Ah, pòer noter!”.