EUGENIO MASSETTI. All'assemblea: come superare la crisi.

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La crisi ci pone davanti a un percorso irto e con poche protezioni, una crisi addirittura difficile da leggere, perché essa rappresenta non solo la conseguenza dello scoppio di una bolla speculativa, ma soprattutto il segno di un generale sconvolgimento dei rapporti economici mondiali, nel quale il nostro Paese deve trovare una collocazione probabilmente nuova e diversa da quella fin qui occupata dagli anni dello sviluppo industriale ed economico. Per molti anni la politica ha bussato alla nostra porta, oggi siamo noi che vogliamo risposte certe e concrete. Il tempo del collateralismo è in archivio; ha segnato un passaggio importante ed è stato utile nell’Italia post dopo-guerra, ma è ormai storia. Il che non significa naturalmente che agli artigiani nulla importi della politica. Anzi: mai come adesso si è presa cognizione di quel che può fare (nel bene e nel male) la politica, quella romana in primis. Se dobbiamo cambiare gli studi di settore è evidente che a Brescia possiamo fare poco: qui serve un intervento corale sulla politica centrale; se dobbiamo chiedere più spazio alle piccole imprese nei lavori dell’Expo 2015 è evidente che il tavolo si sposta a Milano: quindi più impegno, più forza, più rappresentatività sui tavoli che contano. E, da questo punto di vista, la neocostituita Rete Imprese Italia può essere uno strumento essenziale. Poi ci sono gli interlocutori locali, il tavolo della politica bresciana. Non che qui vada tutto bene. Applausi alla Brebemi che parte, ma pollice verso sull’intricata vicenda dell’aeroporto di Montichiari che rischia di restare un’occasione persa per l’economia bresciana e quindi appello alla buona politica perché intervenga.

È verissimo poi che da noi gli enti locali, per fare un esempio, sono mediamente più virtuosi che in altre parti d’Italia. Il che significa, per tradurla in soldoni, maggiori possibilità di spesa per le piccole imprese. Ma anche qui non è che manchino problemi che nascono dal rispetto del Patto di stabilità. Ritardi nei pagamenti, ad esempio, ci sono anche qui. Noi siamo distinti… non distanti dalla politica. Quando ci sediamo ai tavoli, e chiediamo di essere ascoltati e tutelati da chi ha il dovere di Governare, vogliamo ottenere garanzie e rispetto per la parte produttiva del Paese che ci onoriamo di rappresentare, nel contesto degli interessi nazionali. Questa dovrà essere la nostra forza, questa la nostra autonomia. Nelle botteghe e nei laboratori, anche e soprattutto di questa provincia, si sta facendo avanti una nuova generazione di imprenditori, più attenti all’evoluzione della società e più preparati anche culturalmente. Sono finiti i tempi in cui il piccolo imprenditore veniva accompagnato, quasi sotto tutela, da chi ne sapeva più di lui. Oggi gli imprenditori sono cresciuti e intendono assumere su di sé l’onere diretto della propria rappresentanza, senza deleghe e mediazioni, orgogliosi di essere ormai in grado di individuare da sé stessi le linee di politica di tutela dei propri interessi.