Il Vasco che non ti aspetti

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il Dogui

Cosa ci fa Vasco Rossi tra le pagine della cultura di un noto quotidiano? Mi sarei aspettato di trovarlo nella pagina degli spettacoli, per la recensione dell’ultimo megaconcerto o l’uscita di un nuovo cd. Perché questo giornale, a differenza di altri, tiene accuratamente separate le due rubriche, a sottolineare la volontà di non voler mischiare la seta col ciarpame. Personalmente ritengo che in ogni manifestazione dell’intelletto si possa annidare qualche spunto di eccellenza, ma nel caso in esame, la collocazione specifica è pienamente giustificata senza necessità di forzature, per due motivi: i testi non sono quasi mai banali e l’autore si può fregiare di una laurea honoris causa in “Scienze della comunicazione”. Si tratta dell’impegno assunto del cantante per sostenere economicamente la pubblicazione del periodico “Satisfiction”. La collaborazione con la rivista letteraria, che si occupa della recensione di libri ed è distribuita gratuitamente in 60mila copie, era iniziata negli anni ottanta con la pubblicazione di brevi scritti. Oggi l’ex “cattivo maestro”, per molti anni convinto esponente della trasgressione (vera o presunta che fosse), dichiara di essere diventato un lettore accanito di ogni genere letterario e invita i giovani a prendere in mano un libro perché “aiuta a pensare e apre la mente”; il prof. Ugo Vaglia, stimato docente di lettere al tempo delle superiori, nella forma e nella sostanza più ottocentesco che proiettato nel futuro, mi diceva le stesse cose. Oggi, il “Blasco” scende in campo con un sostanzioso finanziamento alla rivista, assumendosi anche il rischio, perché fa parte della filosofia dell’Editore, di rimborsare il prezzo del libro recensito che non soddisfi pienamente le attese. Le incursioni di Vasco in ambito non musicale hanno un altro precedente nella realizzazione di un team di motomondiale che gli ha dato la soddisfazione di vincere, come manager, il titolo iridato nella classe 125. Un signore tranquillo che legge un libro, comodamente seduto a bordo della sua barca sempre ormeggiata nel porto di San Remo ma che, da un momento all’altro, potrebbe mollare gli ormeggi e dirigere verso i “quaranta ruggenti”.