Quaresima. Tempo alto dello spirito

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di Effepi

Siamo a Marzo, è già passato un trimestre di questo 2010. L’orologio del tempo non concede sconti, non è mai tempo di saldi. Un poeta trovadore provenzale vissuto nel 1100 (sc XII) Jauffrè Rudel con più garbo direbbe: – “La vita è l’ombra di un sogno fuggente”. Mecenate, ammalato, pregava: -“padre Giove fammi vivere sulla cima di un palo, ma lasciami vivere”. Si! Perché nonostante tutto la vita è sempre un grande dono. Vivere! Ma noi viviamo realmente? Abbiamo il gusto della vita o ci lasciamo vivere? Non basta vivere, bisogna precisare per che cosa si vive, dare significato ai nostri giorni, alle nostre ore. Il nostro tempo ha aggiunto anni alla vita, ma è necessario aggiungere vita agli anni perché la vita non è una rappresentazione, una realtà virtuale, non è il vuoto. Come vivere? Non ho risposte prefabbricate. Come tutti sono un modesto viandante sui sentieri della vita e come ognuno devo trovare risposte strada facendo perché ognuno di noi è possibile di strade impensate, tutte da scoprire, aperte sempre all’imprevedibile. Sapere questo è importante. Solo mi permetto di suggerire alcune riflessioni. In febbraio inizia il tempo della Quaresima che ci condurrà alla Pasqua e della Pasqua ne è la preparazione. Quaranta giorni di tempo alto dello Spirito, tempo in cui siamo invitati a sostare, a riflettere, riuscire a farci piacere ciò che piace a Dio, che alla fine è ciò che più giova a noi. Quaresima è il tempo favorevole per il ritorno a Dio, cioè per convertirci. La quaresima inizia proprio con il richiamo alla conversione: -“Ricordati che sei polvere e polvere ritornerai”, questo è detto mentre viene posto sul capo un velo di cenere. In entrambe le ammonizioni sta il senso profondo della Quaresima. E’ un rito quello delle “Ceneri” che molti cristiani rifiutano perché ravvisano qualcosa di lugubre, un attentato alla dignità dell’uomo, roba di dubbio gusto del devozionale medioevale. Ma non è così. Nel paradosso della fede la liturgia delle “Ceneri” diventa un inno alla grandezza dell’uomo. “Tu Signore ami tutte le creature e nulla disprezzi di ciò che hai creato” (sap. 11,23). Così prega la Chiesa nel giorno delle Ceneri all’inizio della liturgia eucaristica. “Ricordati che sei polvere” è semplicemente richiamare lo stato originale dell’uomo, precissare i suoi limiti, la sua fragilità, la sua finitezza e caducità. Avere coscienza di questo si eviterebbero situazioni pesanti ed incresciose o peggio. “Polvere” è l’uomo che si è allontanato da Dio, che ha rifiutato il dialogo con Dio ponendosi così su un cammino di dissoluzione e di morte. Volgendo le spalle a Dio l’uomo si condanna al nulla. “Polvere” è l’uomo quando rifiuta Dio che si rivela e vuole raggiungere ogni persona, Dio che esce, se così si può dire, dall’eternità per entrare nel tempo della nostra storia, per dire a tutti il suo amore, fare di ogni essere umano un figlio, farlo nascere dall’alto, “farlo cadere in alto” come dice una felice espressione di S. Simeone il teologo (mistico bizantino: 949 circa – morto il 12 marzo 1022). Occorre, quindi, intraprendere un cammino a ritroso come ci invita a fare il profeta Gioele: – “ritornate a me con il cuore pentito, laceratevi il cuore non le vesti”, il Signore vostro Dio è misericordioso, lento all’ira, grande nell’amore (Gl.2, 12-13). Quaresima quindi è un tempo favorevole del ritorno a Dio, tempo di revisione di vita in preparazione alla Pasqua. Tre sono le proposte che la Quaresima offre a chi volesse viverla seriamente: preghiera – penitenza – carità. La preghiera ci aiuta a tenere Dio dentro di noi, vivere alla sua presenza. La penitenza è, parola oggi in disuso, forse è rimasta solo nel vocabolario, tutto si riduce al digiuno del giorno delle ceneri e del Venerdi Santo. “Laceratevi il cuore”. Allora la penitenza più appropriata è prendere coscienza che siamo defettibili, avere moderazione nel nostro agire, essere capaci di comprensione, bontà e perdono. “Vivere con sobrietà, con giustizia e con pietà” (Tt.2,11). Il perdono è il messaggio forte del Cristianesimo e lo qualifica. Il perdono è misura della carità. La carità ci rende capaci di valutare, dare il giusto peso a noi e alle nostre necessità per ascoltare anche quelle degli altri. “Non di solo pane vive l’uomo ma di ogni parola che viene da Dio” (Mt. 4,12). E Dio ha parole di misericordia, di pace, di bontà, di perdono perché Dio è carità, è amore. La Quaresima ci invita a riflettere sulla presenza del male, la presenza di quel “serpente” icona subdola del male. Il male seduce e il contenuto della seduzione è quella di opporsi a Dio, voler essere uguali a Dio. “Sarete come Dio, conoscitori del bene e del male….” (Gn. 3,5) e quando l’uomo esce dal riconoscere il suo stato di creatura per entrare nell’illusione di farsi creatore incrocia la parte peggiore di se, che poi non sa più come trattare. La Quaresima ci pone di fronte a Dio e alla sua parola, potrebbe essere un “momento – dono” per la conversione, oppure continuare nel disinteresse perché la cosa non fa problema. Non dimentichiamo però, quanto ci è stato detto: -“Dai frutti conoscerete la bontà dell’albero” (Lc. 6,44).