Editoriale di Marzo

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Roba da matti! Così, qualche giorno fa, agli inizi del tormentone sull’ammissibilità delle liste del Pdl in Lazio e Lombardia, apriva la prima pagina di un noto quotidiano nazionale. Vicende complesse e discutibili. Proviamo a dire la nostra. Sono due situazioni, Lazio e Lombardia, assolutamente diverse. In Lombardia, alla presentazione delle liste Pdl, sono state avanzate, da parte della commissione competente, valutazioni di inammissibilità per errori formali. Pare che in alcuni casi le firme non fossero state autenticate correttamente; che la compilazione di alcune parti fosse incompleta, con solo l’iniziale di questo o quel comune (Paderno D. invece che Paderno Dugnano o Cinisello B. invece che Cinisello Balsamo); che alcuni timbri fossero rotondi piuttosto che quadrati. Il ricorso di Formigoni è stato accettato e le liste riammesse senza far cenno del “decreto interpretativo” emesso dal governo e firmato dal Presidente della Repubblica. La vicenda si chiude qui con qualche ragionevole dubbio sulle ragioni per cui erano state dichiarate inammissibili ma anche sulle obiezioni di Formigoni quando dice, in sostanza, che …“così fan tutte”, per parafrasare Tinto Brass o, almeno, pare che altri abbiano fatto in passato. In Lazio, al momento di andare in stampa, non si capisce quale commissione abbia risposto a quale domanda di riammissione, tanti sono stati i ricorsi e i relativi giudizi. Una cosa è certa: qualche responsabile della presentazione delle liste Pdl ha sbagliato per negligenza o arroganza o, come qualcuno “dei soliti ben informati”suggerisce, per fare dispetto a qualche “amico” di partito. Non sapremo mai cosa sia successo in realtà. Partiamo, però, dalla certezza che il diritto di voto dei cittadini è la più alta espressione della democrazia, e il solo strumento che questi hanno per esprimere, elettoralmente parlando,le loro opinioni. La considerazione conseguente è che tutti i soggetti politici coinvolti in questa vicenda, il solo Capo dello Stato escluso, hanno dimostrato di pensare più alle vicende di partito o personali che ai diritti inalienabili dei cittadini. Solo Napolitano ha detto: – Non possiamo permettere che la maggioranza degli aventi diritto al voto non possa votare per esclusione di una lista-. E questo la dice lunga sulla maturità della politica in Italia e quale considerazione si abbia di chi la pensa diversamente da noi. Non un avversario con cui misurarsi lealmente, perché allora tutte le parti politiche avrebbero fatto il possibile per permettere a tutti i cittadini di votare. Piuttosto un nemico da abbattere con tutti i mezzi, senza esclusione di colpi. Diceva Voltaire. – Potrei non condividere le tue idee ma darei la vita perché tu potessi esprimerle- Proprio come i nostri politici! Claudio Zani