BRESCIA – Credito e piccole medie imprese

0

L’instabilità dei mercati finanziari internazionali, originatasi oltreoceano dall’implosione del fenomeno dei mutui sub-prime, dopo essersi rapidamente diffusa in tutto il mondo attraverso un’effetto domino tanto veloce quanto devastante, ha finito per determinare ripercussioni negative tangibili sull’economia reale di casa nostra. La deteriorata solidità finanziaria delle imprese ha comportato un forte irrigidimento da parte delle banche in generale, con pesanti conseguenze sul tessuto imprenditoriale e in particolare sulla vasta schiera delle piccole e medie imprese che costituiscono l’asse portante del sistema produttivo locale. Nel corso del 2009 il sistema bancario ha operato una vera e propria “selezione qualitativa del credito”, da un lato volta, in ossequio ai principi di Basilea, a ridurre i rischi di credito entro un perimetro sostenibile ma dall’altro lato ha involontariamente concorso ad aggravare la condizione di numerose aziende già in difficoltà, con ripercussioni negative sul mercato del lavoro. Cartina al tornasole di questa crisi, viene data dal rilevante e diffuso ricorso alla cassa integrazione straordinaria che risulta maggiormente accentuato nelle realtà a vocazione manifatturiera come quella Valtrumplina. La riconosciuta solidità della maggior parte delle imprese lombarde, in ogni caso, sembra scongiurare il timore di chiusura di un elevato numero di aziende, timore che altrove invece è assai diffuso e che purtroppo in taluni casi è già andato concretizzandosi. Più che alla diminuzione del numero delle imprese locali, la recessione potrà determinare una necessaria ristrutturazione dell’intero sistema produttivo, nell’ottica di un rafforzamento della filiera manifatturiero-servizi e di integrazione fra i vari settori volta a far emergere tutte le possibili sinergie.

L’indebolimento della domanda ha interessato, seppur in maniera differenziata nell’entità, tutte le imprese, comportando di conseguenza sul mercato un’eccesso di offerta che a sua volta ha determinato una politica di diminuzione dei prezzi di vendita dei prodotti e servizi. Questo espediente non ha tuttavia aiutato le imprese a risolvere il problema di base rappresentato dalla cronica carenza di liquidità, necessaria per sostenere le spese correnti, fronteggiare l’allungamento dei tempi di incasso dei crediti ed indispensabile per ammortizzare i consistenti investimenti, spesso promossi negli ultimi anni da interventi di incentivo statale (leggi Tremonti e Tremonti-bis). In questa situazione di per sé difficile si è andato concretizzando un peggioramento del rapporto banca-impresa: aumento dei costi bancari, allungamento dei tempi di istruttoria, richiesta di garanzie eccessive per accedere a nuovo credito o quantomeno per ottenere il mantenimento degli affidamenti accordati. Gli imprenditori denunciano da tempo differenze rilevanti tra i vari istituti di credito rispetto alle medesime richieste di finanziamento e più in generale si parla sempre più spesso di rapporti tesi, quando non burrascosi, e di scarsa fiducia nelle relazioni, comunque necessarie, tra banche e imprese.

Proprio con l’obiettivo di esaminare l’attuale rapporto tra imprese e banche le ripercussioni della crisi economica tuttora in corso, è stata recentemente condotta un’indagine dal Centro Studio Sintesi per conto della federazione lombarda della banche di credito cooperativo su un campione di 700 PMI lombarde. Lo studio nel confermare la riduzione della disponibilità creditoria da parte del sistema bancario in generale ha fatto emergere che le relazioni in essere con il sistema del credito cooperativo sono spesso fonte di positiva differenziazione, rappresentata da una più intensa possibilità di soddisfare maggiori esigenze finanziarie con costi del credito assolutamente competitivi. Gli istituti di credito cooperativo, infatti, sono il tipico esempio di come alcune realtà creditizie, che possiamo definire “locali”, siano riuscite a superare i rigidi parametri oggettivi dai quali si fa generalmente dipendere la concessione o meno del credito, ponendo la loro attenzione anche su altri aspetti come ad esempio il sano rapporto di fiducia reciproca con l’imprenditore e con l’impresa. Questo rapporto rappresenta un bene prezioso e fondamentale ed entrambi gli attori della relazione, ovvero la banca e l’impresa, devono reciprocamente alimentarlo nel quotidiano operare. In un sistema bancario interessato nell’ultimo decennio da ripetute fusioni ed aggregazioni si è venuta a determinare una sorta di asimmetria che rischia di condizionare lo sviluppo del sistema Paese, ovvero la presenza di 2/3 principali gruppi bancari a fronte di un tessuto produttivo radicato sul territorio locale e caratterizzato da un’elevato numero di piccole medie imprese. Queste ultime rappresentano la clientela tradizionale della banche di credito cooperativo, banche che in questi anni hanno conosciuto una crescita doppia rispetto al sistema bancario dei volumi degli impieghi erogati, segno evidente, quest’ultimo, di attenzione e prossimità alla imprese e al territorio. In questo più ampio panorama vanno positivamente a collocarsi le due recenti iniziative denominate “Iniziativa autonoma a sostegno della Comunità Valtrumplina” e “Iniziativa a sostegno della Comunità di Lumezzane” promossa dalla BCC della Valtrompia con la collaborazione nell’ultimo caso del Comune di Lumezzane. Attraverso queste iniziative la storica Bcc della Valtrompia, nata a Bovegno nel 1897 e oggi presente sul territorio Triumplino con gli sportelli di Bovegno, Lodrino, Collio, Pezzaze, Gardone V.T. e Sarezzo, ha messo a disposizione delle famiglie e delle imprese locali un plafond di 17 milioni di euro destinati, attraverso molteplici interventi, ad accompagnare le famiglie e le imprese locali fuori dal tunnel della crisi economica.