Che bambinoni! Cresciuti nel mito della vespa della lambretta

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L’emozione, la sfida, l’orgoglio, il rischio, l’entusiasmo, il gruppo, la complicità… tutte cose che fanno, di questi adulti, bambini (poco) cresciuti. Con un grande amore bipartisan: la Vespa o la Lambretta. Un amore nostalgico, un amore futuro che nasce da una giovinezza vulcanica. Il Genio (al secolo Eugenio Pedersini) ci racconta della sua infanzia con il padre fornaio, degli amici Luciano, Paolo, Giuseppe e papà Francesco Mostarda, meccanico e di come, con Giuseppe, si scambiasse volentieri i ruoli (il Genio a fare il meccanico e il Giuseppe a portare in giro il pane) nella loro fortuna di poter trasformare la necessità di lavorare ancora bambini in gioco e passione. Ci racconta il Genio delle sue passioni e della sua voglia di cavalcare moto. Da ragazzo il Genio cambia una decina di moto da cross… E poi… poi arriva il lavoro, quello serio, totalizzante come può essere la gestione di un bar-pasticceria (chi non lo ricorda il ‘Bar del Genio’ a Marcheno?). Passioni, quindi, momentaneamente accantonate, coltivate ‘in riserva’, con il gas al minimo. Poi la pensione, in ottima salute (particolare non trascurabile) e, di conseguenza, il gioioso invilupparsi nel bozzolo romantico di quell’insetto che, se ti punge, crea dipendenza: la Vespa. Nasce così il rapporto con gli altri appassionati, (ri)nasce così la voglia di giocare con la nuvoletta rosa dei sogni giovanili. Si può fare, adesso si, si può fare. Sorriso beato stampato in faccia, vento tra i capelli (meglio: il ricordo del vento che scompiglia i capelli, accidenti al casco…) e quella libidinosa vibrazione che dall’osso sacro si dirama su, su sino alle scapole, man mano cambi marcia… Insomma quattro attempati moschettieri (il Genio e gli uomini dell’officina Italmoto di Brescia: Roberto, Aldo e Luigi), a un certo punto decidono di fare un tour bello lungo con tre Vespe e una Lambretta. La Lambretta è del ’56, le Vespe sono del ’52, del ’57 e del ’65. Partenza 19 luglio 2008. Itinerario. Primo giorno:Marcheno, Campiglio, Dimaro, Passo Palade, Merano Glorenza. Secondo giorno: Passo Stelvio, S. Caterina, Passo Gavia, Bormio, Ponte di Legno, Breno, Passo Croce Domini, Bagolino. Marcheno. Siamo a cavallo dei 600 Km. Le scoppiettanti, simpatiche e gagliarde nonnine, non mostrano segni di affaticamento. Si bevono tranquillamente la loro miscela al 5% e inghiottono la strada come succhiassero uno spaghettino. Unico, marginale (per questi mezzi essenziali ed efficienti) inconveniente la rottura del filo della frizione, inghippo che si sistema in pochi minuti.