A Brescia il piano casa vale un miliardo di euro

0

*

Non si muove nulla. Sarà forse il caldo afoso di questi pomeriggi estivi che suggerisce di rimandare le decisioni a data da destinarsi. Meglio temporeggiare in attesa che l’economia invii qualche segnale positivo. Percorrendo in lungo e in largo le zone periferiche si nota che molti edifici nuovi o ristrutturati e perfettamente in ordine hanno le persiane chiuse. Ma non si tratta di un abbandono temporaneo “causa vacanze”, perché i giardini incolti e le sterpaglie che li coprono denunciano che queste case non sono mai state abitate. È l’invenduto: preoccupazione delle agenzie e incubo degli impresari. Il ceto medio, se esistesse ancora, sarebbe il destinatario di queste tipologie di abitazione ma, a causa della crisi economica e della perdita di molte certezze, anche i più ottimisti riflettono a lungo prima di decidere l’acquisto di un immobile. Le associazioni di settore lamentano un calo di compravendite che si aggira attorno al 20% e, rispetto agli anni precedenti, il tempo necessario per chiudere le trattative si è notevolmente allungato. Da più parti si sostiene che “se riparte la locomotiva dell’edilizia, si rimette in moto tutta l’economia”. Ed ecco la soluzione confezionata dal Governo della Regione, che dovrebbe muovere investimenti per un miliardo di euro nella sola provincia di Brescia. L’intesa siglata il 1° aprile nella Conferenza unificata Stato-Regioni ha sollecitato la stesura del testo “Azioni straordinarie per lo sviluppo e la qualificazione del patrimonio edilizio e urbanistico della Lombardia”. L’accordo rappresenta l’estremo tentativo di risollevare economicamente uno dei settori trainanti del Paese. I contenuti e le finalità del piano sono condivisi dalla maggioranza degli operatori e non vi è motivo di dubitare circa l’efficacia dei futuri interventi. Ma alcune considerazioni suggeriscono di moderare l’eccesivo ottimismo nei confronti della percentuale stimata di adesione, da parte dei proprietari, ai provvedimenti emanati. In sintesi ed in attesa di una lettura più puntuale, si può affermare che l’aspetto qualificante è rappresentato dalla possibilità di aumentare le volumetrie delle costruzioni esistenti in cambio di adeguamenti strutturali ed energetici che, però, aumentano sensibilmente i costi dell’intervento. I proprietari che intendano avvalersi di quest’opportunità, nel caso non esistano impedimenti di altra natura come il rispetto delle distanze o carenze di ordine strutturale, dovranno valutare attentamente il bilancio costi-benefici. Tenendo conto, oltre che dei vantaggi immediati come, ad esempio, maggiori spazi abitativi, anche dei vantaggi futuri in termini di sicurezza in caso di sisma, di risparmio sulle spese per il riscaldamento e di riduzione delle emissioni inquinanti. L’ottimismo non costa nulla, ma si teme che la cifra totale degli investimenti sarà ridimensionata a causa delle difficoltà oggettive di applicazione e per la tendenza diffusa di valutare solo i vantaggi immediati.

*Ingegnere civile, cell. 3356811035 – ing.guidobosio@gmail.com